Tre braccianti, due caporali, un campo di pomodori ai piedi del Vesuvio. Quando uno di loro crolla, l'obbedienza non è più un'opzione.
Quando uno dei loro crolla sotto il sole, tre braccianti devono scegliere se obbedire ai caporali armati o combattere per salvarlo. La campagna diventa una frontiera di lotta, sangue e fuga verso il futuro.
Ankit ha 18 anni, Dash ne ha 46, Jaha 65. Vivono in una baracca al confine di un campo di pomodori del Sud Italia. Le loro giornate sono tutte uguali: sveglia all'alba, chai, raccolta, paga, sonno. Sveglia, chai, raccolta. I caporali Nunzio e Vittorio li sorvegliano armati, perché non gli vengano strane idee.
Finché a Dash non viene un infarto, in mezzo al campo. Mentre Ankit e Jaha provano a salvarlo, Vittorio crede stiano fuggendo e spara un colpo intimidatorio. Da quel momento la baracca smette di essere un rifugio e diventa una trincea. Quando Vittorio sfonda la porta succede l'inevitabile. Nunzio, più lontano, si avvicina.
La campagna diventa una frontiera di lotta, sangue, fuga. Un futuro inaspettato, forse spaventoso, ma comunque un futuro.
Nel 2021 abbiamo girato il primo giorno di riprese. Un incidente stradale ha interrotto la produzione. Quello che vedete sotto è frame autentico, già fotografato in 2.39:1 anamorfico, già grado di pellicola anni '70. Non sono mock-up. Sono il prologo del film che dobbiamo finire.
L'idea nasce in una visita alla baraccopoli di Borgo Mezzanone, dove migliaia di braccianti vivono in esilio dentro la nostra stessa società. Le vessazioni e le morti di questa categoria invisibile riempiono i giornali senza che nessuno se ne accorga. Ma cosa accadrebbe se, per una volta, le cose non andassero come previsto? Se i "nuovi schiavi" si ribellassero?
ARMS prende in prestito gli orizzonti larghissimi e il degrado del neo-western e li impianta in un fondo agricolo confiscato alla camorra ai piedi del Vesuvio. La macchina a spalla segue i protagonisti come in un documentario di osservazione, finché la realtà non devia nella finzione e il film si trasforma in un thriller pulp di rivolta. La grana e i colori richiamano l'Herzog degli anni '70; le lenti anamorfiche, gli interni neon-sudore-sangue, costruiscono un non-luogo che coesiste dentro la nostra realtà.
Riferimenti — Re Granchio (De Righi/Zoppis), I Dannati (Pallaoro), Aguirre (Herzog), No Country for Old Men (Coen), Cane che abbaia non morde (Bong Joon-ho).
Campi lunghissimi, palme contro il Vesuvio. Macchina a spalla discreta. La routine come prigione. Tempo dilatato. Lo spettatore impara la geografia del campo prima della violenza.
Quando Dash cade, l'inquadratura si stringe. Primissimi piani. Soggettive. La grana della pellicola si fa più aggressiva. Anamorfico 2.39:1 che schiaccia i protagonisti contro l'orizzonte.
Dentro la baracca i neon freddi su pareti ingiallite. Sangue rosso saturo su muri marci. Il fucile, il martello, la bombola del gas. La stilizzazione finale di una violenza necessaria.
"La campagna diventa una frontiera di lotta, sangue e fuga verso il futuro. Un futuro inaspettato, forse spaventoso, ma comunque un futuro."
L'agricoltura italiana del Sud regge su una manodopera invisibile, sotto-pagata, sotto-vigilata. Il caporalato non è folklore: è infrastruttura. Le inchieste si moltiplicano, le morti pure. Ogni estate, sotto il sole, qualcuno crolla.
ARMS non vuole essere un documentario di denuncia. Vuole essere il film di genere che mancava su questa realtà: un neo-western italiano costruito dalla parte di chi raccoglie. Vuole prendere il pubblico per la gola con la grammatica del cinema, non con la lezione morale.
Per le aziende che scelgono di partecipare, ARMS è un'occasione di posizionamento culturale: stare dalla parte di una storia che parla di filiere, lavoro, dignità — e farlo con un'opera d'autore destinata ai festival principali europei, non a uno spot sponsorizzato.
Nato al CEP di Campobasso. Diplomato in Sceneggiatura al Centro Sperimentale di Cinematografia. Autore di corti e documentari selezionati in festival nazionali e internazionali. ARMS è il suo primo cortometraggio da regista. Interessi: cinema di genere, marxismo, cucina.
Montatore del prologo già esistente del film. Ha lavorato sul materiale del primo giorno di riprese trasformandolo nel proof-of-concept attualmente disponibile per la visione su richiesta.
Le riprese useranno lenti anamorfiche e una palette ispirata al cinema di Werner Herzog degli anni '70. Aspect ratio 2.39:1. Predilezione per luce naturale negli esterni, neon freddi negli interni.
Riprese previste presso il Fondo Agricolo Nicola Nappo (Scafati, SA), un terreno confiscato alla camorra e riassegnato a famiglie bisognose. Co-produzione aperta a partner industriali e istituzionali.
Il prologo esiste già. Mancano tre giorni di riprese. Se vuole capire come il suo brand può essere parte di questa storia, una call è tutto quello che serve.
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